TRA PAGINE E DEVICE: la parola agli esperti

A inizio settimana avevo appoggiato sulla mia scrivania l’intero programma del #BCM14, in attesa che arrivasse il giorno in cui tutto avrebbe avuto inizio. L’ho scarabocchiato, evidenziato, sottolineato; stropicciato, persino, a causa delle innumerevoli volte in cui ho aperto e riaperto le sue pagine. Mi sarei dovuta sdoppiare in quattro, per poter seguire “tutto” – stiamo comunque parlando di 900 incontri nel corso di 4 giorni, con la presenza di 1200 ospiti, 200 editori e 300 volontari!. Ma come rinunciare a parteciparvi?? Ieri, in data 13 novembre, David Grossman ha dato ufficialmente il via alle danze, e ora chi ci ferma più? “La forza delle parole”, la chiama lui. E allora, lasciamo che queste parole ci consiglino e ci guidino.

“Chi l’ha detto che leggere non interessa a nessuno, se non a quattro intellettuali più o meno paludati? Il colpo di genio della nostra manifestazione è non limitarsi alle solite presentazioni, ma di svecchiare il format proponendo le opere con vere e proprie performance”, afferma Dario Crapanzano, che iniziò la sua carriera come copywriter, diventando poi Amministratore Delegato di un’importante agenzia pubblicitaria internazionale, passando attraverso la collaborazione presso quattro agenzie e la fondazione di una propria struttura. Sono pienamente d’accordo con lui quando sentenzia che “i libri hanno un’anima”, e Bookcity vuole proprio tirarne fuori l’essenza, insieme a quella degli autori.

Come mi ero ripromessa, ho partecipato al workshop organizzato dall’AIE circa le “Nuove forme del libro”, presso il Politecnico. Volevo, infatti, capire quali aspettative dobbiamo avere nei confronti del libro cartaceo, in vista dell’apparente “minaccia” delle versioni digitali. Che, di minaccia, non si può parlare, dato che ormai dobbiamo confrontarci ogni giorno con realtà tecnologiche sempre più avanzate e che, senza di queste, ormai, ci sentiremmo disorientati; semmai, bisogna trovare la sinergia giusta tra tradizione e innovazione, tra consolidamento e progressione. Si può rendere, quindi, la lettura degli ebook più gradevole?

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Ecco le discussioni che sono nate durante l’incontro, condotto da Giovanni Peresson (Ufficio Studi AIE), Mario Piazza e Margherita Pillan (Politecnico), Karen Nahum (digital director De Agostini):

– il digitale sta effettivamente favorendo il ripensamento delle forme tradizionali del libro, e per questo numerose case editrici stanno introducendo al loro interno figure qualificate nel campo della grafica digitale, spingendo una collaborazione stretta tra illustratori e designers;

– che ruolo giocano le nuove tecnologie di stampa e cartotecnica? Bisogna riformulare sì una nuova estetica, ma è necessario tenere in conto la sostenibilità economica di questi nuovi prodotti, che devono comunque essere “popolari”, accessibili a tutti: nuova estetica –> nuova economicità;

– la diffusione dei formati digitali sta facendo scaturire delle problematiche in fase di distribuzione, in quanto i punti vendita, che siano fisici o on-line, necessitano una rivalutazione dei modi di esposizione degli ebook: soprattutto nei punti vendita, come mostrare il contenuto di tali ebook? Ecco che nasce l’idea di dar vita a store diversi dalle librerie, diffondendo il prodotto in negozi d’abbigliamento, in musei, in gallerie d’arte, in store musicali;

– conseguenza immediata è, anche, la ricerca di una comunicazione diversa, efficace, adeguata alle nuove esigenze: i social, in questo caso, diventano fondamentali per distribuire notizie “in tempo reale”, per restare sempre aggiornati sulle novità e promuovere i nuovi formati, creando curiosità e suggestione nel lettore;

– cosa non scontata è, poi, la questione degli autori in merito al “diritto d’autore”: i contenuti digitali, infatti, possono essere riprodotti in un numero indefinito di copie, i cui costi sono praticamente nulli, con il risultato che gli autori non riceverebbero il giusto riconoscimento del proprio lavoro; su questo punto, si sta ancora lavorando per trovare una soluzione dignitosa.

Sono uscita dalla conferenza con molti pensieri per la testa, ma abbastanza compiaciuta nel vedere come ci si stia seriamente impegnando per risolvere questa discriminazione nei confronti degli ebook. Io sono dell’idea che continuerò a comprare i libri nel formato cartaceo, perchè non credo di essere pronta a rinunciare alla percezione tattile della leggerezza della carta tra le dita; ci sono cresciuta, con questa sensazione confortante, e non vorrei perderne il valore. Ma, tuttavia, sono favorevole all’accostamento del formato digitale a quello cartaceo, come una sorta di “espansione” di ciò che non si può mostrare attraverso la carta. Se l’ebook sarà un supporto al libro cartaceo, e non la sua sostituzione, allora sì, sono decisamente favorevole.

Se volete scoprire i progetti che alcuni ex-studenti del Politecnico hanno realizzato al fine di ripensare a delle nuove modalità di lettura del libro di carta, allora seguitemi nel prossimo articolo che pubblicherò. Ho visto idee molto interessanti!

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Intanto anche io, insieme ai partecipanti a suddetto workshop, appoggio la campagna #unlibroèunlibro proposta dall’AIE: non va ancora giù il fatto che gli ebook siano tassati al 22%

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SAY NO TO EBOOK DISCRIMINATION

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