CAFFE’ D’AUTORE

“Ogni caffè ha la sua storia. Ora anche il suo libro”

Una mattina qualunque, un bar qualunque, il solito caffè qualunque. Macchiato, possibilmente. E con poco zucchero, grazie. Ma non deve essere troppo amaro, comunque. Giusto quel poco per iniziare la giornata con la carica necessaria. Maggiormente se stiamo parlando di lunedì. Inizia la settimana, una settimana qualunque, insomma la stessa routine da anni. Niente che possa disturbare la degustazione della mia bevanda calda, versata nella medesima tazzina che ogni giorno mi viene servita. Il cucchiaino, preso dall’abitudine, si immerge in quel liquido fumante senza esitazioni; quello è il suo momento di gloria e mai e poi mai potrebbe mancare all’appuntamento con quella ragazza qualunque, che di mattina in mattina, si serve del suo servizio per evitare che lo zucchero rimanga sul fondo. Dopo qualche sorso, quel tacito accordo finisce e la magia del momento svanisce. La tazzina è vuota, il cucchiaino appoggiato sul piattino di ceramica e un cameriere qualunque si preoccupa di riportare tutto all’ordine. Fine di questa storia qualunque.

Fine?! Ma quale fine, suvvia! Si potrebbe scrivere un libro, sul caffè! Come? Ve lo spiego subito!

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Nel 2012, Luciano De Crescenzo, ingegnere, sceneggiatore, attore, regista, scrittore (Mondadori), e chi ne ha più ne metta, ha dato il via ad un’iniziativa volta a realizzare “un’antologia di piccole storie sul rapporto che lega le persone con il caffè”. Che sia un’abitudine quotidiana, un momento occasionale, una pausa distensiva, bere una buona tazza di caffè può ispirare i racconti più disparati, guidati dal suo aroma delizioso. De Crescenzo fissa degli Incipit, scritti da lui stesso, e i partecipanti concludono le loro storie, purchè il tema sia “Storia di caffè“, che devono essere caricate sul sito del concorso ( http://www.storiedicaffe.it/ ). Le migliori, scelte con la collaborazione di Autogrill, vengono stampate da Mondadori su un libricino, distribuito poi in tutti i punti vendita Autogrill, nonchè sulle bustine di zucchero vendute sempre nei medesimi store.

L’edizione 2014 è già terminata, ma voglio comunque riportare gli “inizi” che De Crescenzo ha buttato giù quest’anno:

 “Ti debbo parlare.” “Prego, dimmi tutto.” “Veramente preferirei parlarti davanti a un caffè. Oggi tocca a me offrire.” “No, ti sbagli, tocca a me: ieri hai pagato tu.” “D’accordo, ma andiamo, che devo dirti una cosa importante…”


Se mi trovassi a prendere un caffè con Socrate, io e lui seduti allo stesso tavolino, lo guarderei negli occhi (è importante guardarsi negli occhi quando si prende il caffè) e mentre giro lo zucchero gli direi…


Mi ero da poco trasferito nella nuova casa, e una mattina scesi per andare al bar e prendere un bel caffè. C’era un po’ di gente, così aspettai qualche secondo. Appena mi sembrò che il barista fosse libero mi feci avanti…


Una volta, a Napoli, quando uno prendeva un caffè al bar ed era particolarmente allegro, invece di uno ne pagava due. Il secondo era per il cliente successivo. Ogni tanto poi c’era qualcuno che si affacciava al bar e chiedeva se c’era un “caffè sospeso”. Insomma, come dire, era un caffè offerto all’umanità. Anche io oggi vorrei lasciare un caffè sospeso per…


Sarà stato per il caffè che ci siamo presi insieme, seduti a un tavolino del bar. Per qualche minuto siamo rimasti l’uno di fronte all’altra, poi è arrivato il cameriere e io l’ho guardata con maggiore attenzione. Solo alla fine, quando se n’è andata, ho capito…

Vi confesso che io sarei partita dall’ultimo Incipit, perchè se “ogni caffè ha la sua storia”, la mia è legata ad una mattina di due anni fa, precisamente il 27 Agosto 2012: eravamo seduti in quella caffetteria, io e lui, presi dalla curiosità di capire che effetto avrebbe avuto rivederci dopo così tanto tempo. Finito il liceo, infatti, ognuno era andato per la propria strada. Ma quel giorno era arrivato il nostro momento: mescolando i nostri caffè (cappuccino e ginseng, esattamente), l’uno di fronte all’altro, con gli sguardi incrociati, ci siamo detti tutto, più di quanto avessimo realmente pronunciato a parole. Da allora, quella caffetteria è diventata il simbolo del nostro legame. Ci intrufoliamo ogni volta che possiamo, ordiniamo i “soliti”, gustandoci il sapore dolce del nostro innamoramento. E la storia continua.

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