ASPETTANDO “LA TENTAZIONE DI ESSERE FELICI”: primi estratti e racconto natalizio

L’8 Gennaio uscirà un romanzo in cui il cinismo sarà il sommo protagonista – insieme a chi ne fa le veci, giustamente, e ad un adeguato timbro ironico – fino al momento in cui “la ruota gira”, arriva un evento inaspettato, spiazzante che scuote gli animi e ci si rinsavisce. Sì, perchè anche a settanta anni, l’età del personaggio principale di nome Cesare, può arrivare la “svolta”. Sarà stato quello sguardo così innocente a rivoluzionare completamente il suo modo di interpretare la vita?

felici
L’autore è uno degli scrittori inseriti nella lista degli esordienti italiani del 2015, Lorenzo Marone (meglio definirlo un semi-esordiente!) e il titolo del libro la dice lunga sul contenuto: La tentazione di essere felici. E’ del ’74. Non ve lo dico per curiosità anagrafica, ma per sottolineare il fatto che sia riuscito così minuziosamente a descrivere i pensieri di un uomo ben più grande di lui, attraverso una voce letteraria che ha attirato numerosi editori internazionali proprio per la sua “maturità”. Per noi, lo pubblicherà Longanesi, che ne ha acquistato i diritti nell’Ottobre 2013.

Ecco, per concessione di Longanesi, alcuni estratti del romanzo

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Ma mentre aspettiamo intrepidi l’arrivo di questo capolavoro nelle nostre librerie preferite, lo scrittore ci regala, quasi scusandosi per l’attesa, un racconto natalizio degno di essere letto la sera della Vigilia a tutta la tavolata di parenti/amici. Una storia inedita dal titolo semplice semplice ma efficace, che troverete nella versione completa su Il Libraio ( QUI ); ecco che ora, per voi, presento le prime righe:


UN CONSIGLIO SOTTO L’ALBERO

Le lucine degli alberi di Natale piacciono a tutti. Come gli addobbi per strada, i festoni, le palle colorate, o i Babbo Natale che ballano e cantano. Oddio, sul fascino di questi ultimi potremmo discutere per ore. Ma non è questo il punto. Il punto è che quest’anno c’è un Babbo Natale a grandezza d’uomo anche nella nostra famiglia, comprato dal sottoscritto per sostituire mio cognato Osvaldo, il marito di mia sorella Rosaria, che fa il rappresentante di cosmetici e quando lo vedi, pensi: questo è il tipo che il ventiquattro dicembre si traveste da Babbo Natale per il divertimento dei più piccini, in primis se stesso. E poco ci manca che si presenti anche con una mandria di renne prese in prestito da chissà chi.Il problema è che Osvaldo quest’anno è caduto dal motorino e si è rotto la gamba. Quando Rosaria mi ha chiamato, sono corso in ospedale e l’ho trovato disteso su una barella, che sorrideva. È una sua prerogativa non perdere mai l’allegria, il suo lato migliore, come dice mia madre. A me, per la verità, l’ostentato buonumore di Osvaldo mi irrita e agita, poiché mi vedo costretto ogni volta ad andargli dietro con una battuta, una risata, o solo fingendo interesse per qualunque fesseria detta intorno alla tavola.Solo che, come dicevo, il mio antagonista quest’anno è convalescente.
«Che peccato» ha affermato una volta in auto, con le stampelle e il gesso, «non potrò travestirmi da Babbo Natale».
Mi sono girato e l’ho trovato che sorrideva. E come lui pure mia sorella, seduta dietro ma con il busto proteso in avanti, proprio come faceva da bambina, che si piazzava lì e mi estrometteva, con la benedizione dei nostri genitori che fingevano di non vedere.
A ogni modo lei ha subito ribattuto: «Semmai travestiamo Mario. Eh, che ne dici?» e si è girata a guardarmi per cercare il mio consenso.
«Sono troppo magro» ho risposto serio, senza volgere lo sguardo dalla strada.
«E che fa? Ti mettiamo un cuscino!»«Sì, anch’io uso sempre un cuscino» le è andato dietro Osvaldo.
«Va be’, che c’entra, tu sei grasso davvero, sei un Babbo Natale verosimile» ho ribattuto, riuscendo, infine, a spegnergli il sorriso dalla faccia. Lui, infatti, ha chinato il capo per scrutarsi la pancia e non ha replicato. È stata Rosaria a porre fine alla discussione.
«Comunque tu e Osvaldo siete gli unici a poterlo fare. E siccome lui non può, ci penserai tu!» ed è rimasta ad alitarmi sul collo, con la testa inclinata e gli occhi da fuori, tipo Igor di Frankenstein Junior.Mia sorella non è una bella donna, bisogna essere onesti; non credo sia un problema, però, e immagino che Rosaria sia comunque soddisfatta della sua vita e contenta di avere accanto un marito meticoloso come Osvaldo: non è un bell’uomo, e neppure tanto intelligente, a mio modesto parere, ma spero riesca lo stesso a renderla in qualche modo felice, per quel pizzico che ognuno di noi può rendere felice un altro.La cosa stupefacente è che l’incontro fra le loro disarmonie ha dato vita a una bellezza eterea: mia nipote Dora, sedici anni, fisico da vamp, capelli lunghi al sedere, occhi da cerbiatta, e carattere ribelle.
«Che c’è, vuoi deludere i tuoi nipoti?» ha incalzato Rosaria.I miei nipoti sono i due gemelli nati sette anni dopo Dora. Entrambi grassottelli e col naso a patata, assomigliano per filo e per segno al padre. La natura può distrarsi una volta, ma la seconda fa il suo dovere.
«No, è che proprio non mi sento capace…»
«Mario, poche storie, il ruolo di Babbo Natale è tuo!»
Detto, fatto. Io, però, non sono tipo da arrendermi senza nemmeno combattere. Perciò stasera mi sono presentato in famiglia col pupazzo gigante di Babbo Natale, nella speranza che fosse lui a sottrarmi al gravoso compito. Solo che non avevo fatto i conti con i miei terribili nipoti, che hanno impiegato un nanosecondo a detronizzare il povero Babbo Natale, catalogandolo come «finto». Ho fatto notare che anche l’albero è finto, ma nessuno mi ha ascoltato, cosicché, alla fine, sono stato costretto a travestirmi, mentre il pupazzo è rimasto nell’ingresso a cantare e ballare senza platea, come un deficiente.Eppure penso di essermela comunque cavata, i gemelli sembravano contenti, hanno riso, scartocciato i regali, e anche baciato la mia lunga barba bianca.
Infine si sono addormentati con il sorriso sulle labbra, lo stesso col quale mi ha accolto il resto della famiglia in salotto, soprattutto mia sorella, la quale mi ha tirato il cappello e ha detto: «Sei stato perfetto, peccato solo per la risata.»
«No» ho risposto, «ti avevo detto che la risata grassa di Babbo Natale non l’avrei fatta nemmeno se i gemelli piangevano da stasera fino all’epifania!». Così adesso siamo tutti riuniti intorno all’albero, io, mia madre, mio padre, Rosaria, Osvaldo e Dora, che, in realtà, del Natale se ne frega e scrive messaggi al telefonino. Siamo lì, a parlare del più e del meno, in attesa che qualcuno si preoccupi di dare il via alle consuete manovre di scambio regali. Il problema è che quest’anno l’operazione è più complessa del solito, poiché nostra madre ci ha chiamato a inizio mese per comunicarci che in questo tempo di crisi le sembrava uno spreco comprare cianfrusaglie che non avrebbero fatto felice nessuno e che, al contrario, aveva avuto un’idea molto più proficua.
«Ho pensato che potremmo regalarci un consiglio sotto l’albero. Eh, che ne dici? Non ti sembra un’ottima idea?»«Un consiglio?» ho chiesto incuriosito.«Eh, un consiglio. Ognuno di noi può dare un consiglio all’altro, un solo consiglio. È un modo per parlare un po’, per scambiarci qualcosa che non siano stupidi oggetti. Che ne pensi?»
Era così entusiasta che non me la sono sentita di dirle che un consiglio è molto più impegnativo da donare di un paio di calzini, e quindi ho ribattuto che l’idea mi sembrava accattivante. «E papà che ha detto?» ho chiesto subito dopo.«Nulla, ha fatto una smorfia e ha risposto: ’Almeno quest’anno non farò incetta di calzini e dopobarba!’».Ho salutato mia madre e sono corso sotto l’albero a sfilare un pacchetto con dentro un bel paio di calzini a rombi appena acquistati per papà.
«Allora» esordisce nostra madre, e batte le mani per richiamare l’attenzione, «come sapete, ho preteso che non ci facessimo regali inutili. All’inizio volevo semplicemente dirvi di non comprare nulla, poi, invece, ho pensato che avremmo potuto utilizzare questo tempo a disposizione per stare insieme in modo diverso…»«Peccato, suocera» interviene Osvaldo, «ti è andata male, quest’anno avevo pensato di regalarti una bella vestaglia!»
«Gliel’abbiamo comprata l’anno scorso» fa mia sorella.«Appunto» ribatte velocissimo Osvaldo, che, evidentemente, attendeva proprio la spalla della moglie per portare a termine la sua folgorante battuta, e scoppia in una risata fragorosa. Per fortuna nostra madre riprende subito il controllo delle operazioni: «Ecco, non volevo che farci un regalo diventasse anche stavolta un obbligo e uno spreco. Così ho pensato di donarci preziosi consigli.»
Mio padre, seduto sulla poltrona, sbuffa mentre pulisce gli occhiali.«Un consiglio è sempre ben accetto e può fare solo bene. E poi ci aiuta a parlare un po’ di noi, di voi. Non parliamo mai, sempre presi da mille cose inutili…»
«Ma che le è preso?» domando sottovoce a papà al mio fianco.«Non lo so, tua madre è in una fase esplorativa della vita. Pensa che ora fa yoga e segue un corso di abbraccioterapia.»
«Abbraccioterapia?»
Lui mi fissa un istante sforzandosi di restare serio, ma alla fine capitombola e inizia a scuotere il corpo in preda a una risata convulsa.«Renato, e figurati se non iniziavi a fare lo stupido!» interviene mamma, il tono della voce squillante, lo sguardo fisso sul colpevole, il busto dritto e le mani conserte. L’attimo seguente indossa di nuovo il suo sorriso conciliante e torna a noi. «Insomma, chi vuole iniziare?»
Rosaria guarda Osvaldo, il quale guarda me, che mi giro verso mio padre. Quest’ultimo, invece, punta Dora, la quale sta ancora rispondendo a un messaggio e se ne frega del nuovo gioco.«Va bene, comincio io» dice allora nostra madre, e fa un lungo sospiro.
«Il consiglio per mia nipote» e si rivolge a Dora, «è di vivere nel presente. Qui e ora. Lo so, adesso sei proiettata ai tuoi amici, all’amore, alle uscite, però cerca di goderti ogni momento, anche questi in famiglia.»
Rosaria solleva il busto dal divano e applaude entusiasta. Dora, invece, continua a digitare come una furia sul telefono.«Dora, hai sentito nonna che ha detto?» domanda la madre indispettita.
«Come no» risponde mia nipote, «qui e ora, qualcosa del genere.»
«Sei sempre la solita!» esclama Rosaria, e si accascia sul divano.Osvaldo pensa bene di intromettersi: «Lasciala stare, è una ragazza.»
«Osvà, con questa storia del lasciarla stare andrà a finire che tua figlia non avrà più regole fra un po’!»
«Va be’, non litigate» interviene mia madre, «è un gioco. Passiamo oltre. A Osvaldo consiglio di stare un po’ più attento alla dieta, la sua è un’età particolare. A mia figlia, invece, consiglio… ecco, forse… di… ascoltare un po’ di più gli altri, le persone che la amano e vogliono il suo bene.»
A queste ultime parole, il silenzio si impossessa della scena. Mia madre si è spinta un po’ troppo oltre, penso, e cerco di nascondere il viso per non farmi scoprire a ridere. Rosaria fissa la madre e Osvaldo la sua pancia.
«Che vuoi dire?» domanda infine mia sorella.
«Nulla, amore, solo che ogni tanto ti farebbe bene ascoltare chi ti è attorno. Ti aiuterebbe anche a non vedertela sempre da sola.»
«Non è sola, ci sono io» interviene Osvaldo, ma nessuno se ne accorge.
«Perché, non ascolto gli altri?» domanda Rosaria, e si gira a guardare il marito, il quale, poverino, messo alle strette, si affretta a ribattere: «Ma no…»
«Non ascolto gli altri?» domanda di nuovo lei, e stavolta guarda me.Alzo le spalle e tento di rispondere con un sorriso conciliante: «Be’, diciamo che ti piace più parlare che ascoltare.»
Rosaria si porta le braccia al petto e ribatte offesa: «Non mi sembra proprio, ma andiamo avanti.»
«A te, Mario, consiglio di imparare a lasciarti andare un po’ di più alla vita. Sei troppo sulle tue, un po’ burbero forse. Dovresti liberarti e non cercare di controllare sempre tutto. Anche dal punto di vista fisico, ti farebbe bene abbracciare un po’ di più, cercare di entrare maggiormente in contatto con le persone. E poi non posso non consigliarti di trovare finalmente una donna con la quale mettere su famiglia.»

[ … ]


Non mi resta che augurarvi BUON NATALE! Non so quanto sarò presente sulla Scrivania nei prossimi giorni (so che mi state accusando di preferire il pandoro a voi cari lettori – e un po’ è così 😀 ), ma sappiate che le mie letture non finiranno (mi accompagneranno tra una fetta e l’atra di panettone) e che nemmeno la mia immaginazione smetterà di girare girare girare….

Auguri a tutti voi!

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