RITORNO CON UN ADDIO.

umbertoeco

Ricordo come all’età di otto anni insistessi per leggere Il Nome della Rosa, attirata dalle parole di mia madre che lo descrivevano come un capolavoro, un qualcosa di “magico”. Mi fu negato fino a quando, qualche anno dopo, decisi di leggermelo di nascosto. Capìì quasi subito il perchè non mi era stato permesso prima.
Diciamo che non è propriamente un libro indicato per i bambini e difatti, anche se lo lessi quando già ero alle medie, feci fatica e ne rimasi un pò turbata. Dovetti rileggerlo molto tempo dopo per comprenderne la sublimità. Quasi mi commossi. Io, fedele alla mia convinzione del voler affrontare la vita sempre con il sorriso, mi sono sentita particolarmente toccata. Mi sembra riduttivo fare una “recensione” di questo libro, e non è nemmeno l’intenzione di questo articolo. Mi limito a riportare il passo più importante, in cui si discute sulla Poetica di Aristotele.

Jorge: “Il riso è la debolezza, la corruzione, l’insipidità della nostra carne. […] Che il riso sia proprio dell’uomo è segno del nostro limite di peccatori. Ma da questo libro quante menti corrotte come la tua trarrebbero l’estremo sillogismo , per cui il riso è il fine dell’uomo! Il riso distoglie, per alcuni istanti, il villano dalla paura. Ma la legge si impone attraverso la paura […] E questo libro, giustificando come miracolosa medicina la commedia, e la satira e il mimo, che produrrebbero la purificazione dalle passioni attraverso la rappresentazione del difetto, del vizio, della debolezza, indurrebbe i falsi sapienti a tentar di redimere (con diabolico rovesciamento) l’alto attraverso l’accettazione del basso […] Saresti preso ormai tu stesso nella trama del demonio!”
Guglielmo: “Il diavolo non è il principe della materia, il diavolo è l’arroganza dello spirito, la fede senza sorriso, la verità che non viene mai presa dal dubbio.

Difenderò sempre la potenza di un sorriso.

Da questo libro è partita la mia ammirazione verso Umberto Eco, sia come scrittore che come semiologo. L’ho studiato, citato in mille tesine, sentito in diverse conferenze. Ho letto poi Il Pendolo di Foucault e L’Isola del giorno prima, di cui mi sono innamorata.
Grazie a lui ho imparato ad amare la letteratura, a cogliere le molteplici sfumature del linguaggio, a scrivere scegliendo con maggior attenzione le parole.
Mi piange il cuore per questa perdita, ma questo non sarà mai un vero e proprio addio, perchè rimarrà per sempre nel percorso della mia vita e nella storia di questo mondo, in cui purtroppo la comunicazione si sta limitando sempre più all’utilizzo delle emoticons – ricordo tristemente che l’Oxford Dictionary ha nominato come parola dell’anno 2015 un’emoji.

Addio, Maestro.

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