RITORNO CON UN ADDIO.

umbertoeco

Ricordo come all’età di otto anni insistessi per leggere Il Nome della Rosa, attirata dalle parole di mia madre che lo descrivevano come un capolavoro, un qualcosa di “magico”. Mi fu negato fino a quando, qualche anno dopo, decisi di leggermelo di nascosto. Capìì quasi subito il perchè non mi era stato permesso prima.
Diciamo che non è propriamente un libro indicato per i bambini e difatti, anche se lo lessi quando già ero alle medie, feci fatica e ne rimasi un pò turbata. Dovetti rileggerlo molto tempo dopo per comprenderne la sublimità. Quasi mi commossi. Io, fedele alla mia convinzione del voler affrontare la vita sempre con il sorriso, mi sono sentita particolarmente toccata. Mi sembra riduttivo fare una “recensione” di questo libro, e non è nemmeno l’intenzione di questo articolo. Mi limito a riportare il passo più importante, in cui si discute sulla Poetica di Aristotele.

Jorge: “Il riso è la debolezza, la corruzione, l’insipidità della nostra carne. […] Che il riso sia proprio dell’uomo è segno del nostro limite di peccatori. Ma da questo libro quante menti corrotte come la tua trarrebbero l’estremo sillogismo , per cui il riso è il fine dell’uomo! Il riso distoglie, per alcuni istanti, il villano dalla paura. Ma la legge si impone attraverso la paura […] E questo libro, giustificando come miracolosa medicina la commedia, e la satira e il mimo, che produrrebbero la purificazione dalle passioni attraverso la rappresentazione del difetto, del vizio, della debolezza, indurrebbe i falsi sapienti a tentar di redimere (con diabolico rovesciamento) l’alto attraverso l’accettazione del basso […] Saresti preso ormai tu stesso nella trama del demonio!”
Guglielmo: “Il diavolo non è il principe della materia, il diavolo è l’arroganza dello spirito, la fede senza sorriso, la verità che non viene mai presa dal dubbio.

Difenderò sempre la potenza di un sorriso.

Da questo libro è partita la mia ammirazione verso Umberto Eco, sia come scrittore che come semiologo. L’ho studiato, citato in mille tesine, sentito in diverse conferenze. Ho letto poi Il Pendolo di Foucault e L’Isola del giorno prima, di cui mi sono innamorata.
Grazie a lui ho imparato ad amare la letteratura, a cogliere le molteplici sfumature del linguaggio, a scrivere scegliendo con maggior attenzione le parole.
Mi piange il cuore per questa perdita, ma questo non sarà mai un vero e proprio addio, perchè rimarrà per sempre nel percorso della mia vita e nella storia di questo mondo, in cui purtroppo la comunicazione si sta limitando sempre più all’utilizzo delle emoticons – ricordo tristemente che l’Oxford Dictionary ha nominato come parola dell’anno 2015 un’emoji.

Addio, Maestro.

LIBRI, DONNE, EDITORIA FEMMINILE, MODA: il primo giorno di Bookcity15

Chi legge più libri è più felice degli altri

Pare sia proprio così. Lo dicono le statistiche.
La prima giornata di BookCity15 è andata. Intensa, divertente, riflessiva, sorprendente, stimolante.

Il mio primo appuntamento è stato un evento di premiazione: la 5^ edizione del Gran Premio delle lettrici di ELLE. Apprezzo questo “progetto”: il fatto che una rivista di moda si impegni nell’incentivare la lettura, è ammirevole. Ogni anno la redazione sceglie 24 romanzi, li spedisce ad una giuria di donne scelte tra le fidate lettrici di ELLE – bisogna candidarsi per avere questa bellissima opportunità, ma occhio perchè in redazione sono severi 😀 – e queste dovranno valutare ciascun libro, per determinare il “vincitore”. Per questa edizione, la classifica è stata:

3° posto (a pari merito): L’amore involontarioChiara Marchelli / WondyFrancesca del Rosso*

2° posto: La verità sul caso Harry Quebert Joel Dicker

1° posto: Non dirmi che hai paura Giuseppe Catozzella

Ho messo * perchè il nome Francesca del Rosso non è nuovo sulla Scrivania: avevo già scritto di lei (in questo articolo), della sua malattia, della sua forza dirompente, della sua autoironia, del modo in cui è riuscita a superare mille ostacoli anche tramite il suo blog e il libro che poi ne è derivato – appunto, Wondy. Ecco le bellissime parole che ci ha regalato oggi:

Non è facile romanzare la propria storia, la propria battaglia contro questa malattia, ma ho capito che dovevo fare qualcosa per qualcun altro. Ho aperto un blog dove davo consigli su come affrontare le cure, ma anche per cercare di dare appoggio alle persone intorno al paziente, quelle più strette e sicuramente più coinvolte. Con quale tono? Ironia, anzi autoironia. E il sorriso non deve mai mancare. Infondo, siamo tutti un pò wonder woman!

E ci concede un’anteprima sul nuovo romanzo che sta scrivendo: “parlerò dell’amicizia tra donne, quelle amicizie che possono durare anche una vita – c’è una parte autobiografica, lo ammetto”. Già non vedo l’ora di leggerlo!

Nel pomeriggio, invece, ho partecipato all’incontro MODA IN MOSTRA, dove sono stati presentati due cataloghi stupendi: 

La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferré, a cura di Rita Airaghi, direzione artistica di Luca Stoppini, Milano, Skira, 2014

Missoni, l’arte, il colore, a cura di Luciano Caramel, Luca Missoni, Emma Zanella, Milano, Rizzoli – MA*GA, 2015

Non posso che consigliarvi di sfogliarli almeno una volta nella vostra vita, perchè sono un tripudio di architettura, arte, colore. Ma alla fine diciamolo, definirli “cataloghi” è riduttivo, sono dei veri e propri libri monografici, sicuramente da collezionare.


Per oggi è tutto, ma vi terrò aggiornati nei prossimi giorni con altri appuntamenti 🙂
Buone letture!

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Matita nuova, agenda in mano. Programmi per Ottobre? BOOKCITY!

Una BookBlogger non può rifiutare l’invito alla conferenza stampa di BOOKCITY15, nemmeno se malaticcia e con i sintomi influenzali in agguato. Così sono riuscita a presentarmi anche io, il 30 Settembre, a Palazzo Reale – Milano – per ascoltare le ultime novità sulla quarta edizione della manifestazione. Utilissimo il kit che ci è stato consegnato insieme alla cartella stampa e alla bozza del programma: una matita STAEDTLER – che collabora a Città Libro Aperto al Mudec – con funzione stilo per tablet e una chiavettina USB messa a disposizione da uno degli sponsor, Gioco del Lotto.

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Per i meno informati sull’argomento, riporto brevemente il senso dell’evento:

BOOKCITY MILANO è una manifestazione che si articola in più giorni, durante i quali vengono promossi più di 800 eventi, incontri, presentazioni, dialoghi, letture ad alta voce, mostre, spettacoli, seminari sulle nuove pratiche di lettura, a partire da libri antichi, nuovi e nuovissimi, dalle raccolte di biblioteche storiche pubbliche e private, dalle pratiche della lettura come evento individuale, ma anche collettivo.

Quest’anno si svolgerà dal 22 Ottobre, quando Isabel Allende – una delle scrittrici protagoniste della mia adolescenza – riceverà il Sigillo della Città dal sindaco di Milano, per chiudersi al Teatro Franco Parenti la sera del 25 Ottobre. Numerose le new entry di questa edizione: dall’iniziativa Bookcity Young, dedicata al mondo dei giovanissimi, che potranno cimentarsi tra cucina e musica (e credo sia una tappa obbligatoria anche per i meno giovani La ballata dei mondi di carta, installazione del Teatro Pane e Mate all’Area ex Ansaldo); al Bookcity Readers Club, nato per i lettori forti – 100 in totale, selezionati da tutta Italia – coloro che leggono almeno un libro al mese, ai quali saranno dedicati, nel corso dell’evento, due giorni di attività intensa, tra discussioni e incontri con gli autori. Un’altra iniziativa interessante di quest’anno è rivolta al sociale: si svolgeranno in carceri (Bollate, Beccaria, San Vittore) e ospedali (Fatebenefratelli, Humanitas di Rozzano) spettacoli realizzati dal Cetec – e dalla sua immancabile ApeShakespeare – letture e proiezioni di documentari.

Millemila altri eventi sono presenti nel programma e, sebbene potrà subire alcuni cambiamenti prima dell’inizio, ho già evidenziato e riportato sulla mia agenda le cose che più hanno stuzzicato la mia curiosità:

No Words Posters – Selezione di poster di Armando Milani – Castello Sforzesco

Moda in mostra – Presentazione dei due cataloghi: La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferré Missoni, l’arte, il colore – Università degli Studi di Milano

✒︎ Tutto quello che avreste voluto sapere sul testo: il mestiere dell’editor  Palazzo Garzanti

✈︎ Viaggi tra libri e fotografie – Con Monika Bulaj e Paolo Rumiz – Frigoriferi Milanesi

Editoria e fotografia – Incontro con l’editore Mario Peliti – Frigoriferi milanesi

Dialogo sul lusso. Un eterno desiderio di voluttà e bellezza – Lezione aperta di Giancarlo Lacchin – Università degli Studi di Milano

Giusto per nominarvene alcuni. Raccolgono le mie più grandi passioni, ovvero la fotografia, la moda, e il mondo dell’editoria. Spero proprio di riuscire ad organizzarmi, perchè ritengo siano tutte ottime occasioni per imparare a vivere il mondo attraverso gli occhi di chi lo sta vivendo da più anni di noi.


Per ora mi fermo qui e vi saluto!
Presto nuovi aggiornamenti dalla mia scrivania, che a breve si popolerà di alcuni libri particolari… Shhh, non aggiungo altro 🙂

Come sempre, buone letture!

Oltre l’ultimo piano, cosa c’è?

L’ultimo piano presuppone un limite, una chiusura, una fine. Al di là di questo, solo il cielo nella sua piccola vastità. Per arrivare all’ultimo piano bisogna aver percorso una strada, più o meno in salita, che ci ha avvicinati sempre di più alla nostra meta.
Ma poi, questa meta, è l’obiettivo finale, oppure è un punto di approdo per un nuovo inizio? Essere “in cima”, guardare il mondo da lassù, constatare la piccolezza umana, compiacersi di aver fatto passi anche fin troppo azzardati pur di “arrivare”- è proprio questo ciò che cercavamo?

Qualche tempo fa mi sono ritrovata a riflettere sul mio futuro. Nulla di troppo personale, solo una questione che ha occupato una parte dei miei pensieri: sceglierò la carriera o l’amore? O ancora, sceglierò un lavoro “sicuro”, oppure seguirò il cuore e mi lascerò travolgere da ciò che più mi appassiona, anche se questo significherà maggiori sacrifici e la non comprensione da parte delle altre persone? Non ho una risposta ora – o magari ce l’ho ma non voglio dirla, perscaramanzia.
Oppure – pensavo – mi sto facendo delle grandi pippe mentali: non è vero che bisogna scegliere  l’una o l’altra, perchè le due cose possono convivere insieme comodamente, se gestite bene.
Ma è un punto in sospeso.

Fatto sta che mi ritrovo all’ultimo piano di questo strano palazzo, e devo interrompere i miei pensieri perchè giùdisotto sono nei guai. Sentivo che qualcosa di grande stava per accadere, ma “il grande capo” – che tutto sorveglia – ha sempre cercato in tutti i modi di non far trapelare nulla. Evidentemente, la situazione deve essergli sfuggita di mano. Parecchio strano però, dato che detiene il “dominio assoluto” su ciascuna vita all’interno di questo palazzo. Deve avere un piano, è l’unica conclusione che posso fare.
Dicono che sia stato messo alle strette proprio dal suo pupillo, dal suo favorito, nonché sua fonte maggiore di guadagno. E che a sua volta, quest’ultimo sia stato incastrato da un gruppetto di ribelli spuntati come funghi dai bui e umidi piani bassi del palazzo. Ah! MAI recarsi in quei posti! Più si scendono i piani, più cresce la feccia, gli scarti di questa società all’interno della società, le parti minori di un sistema gerarchico rigidamente strutturato, dove solo lui, l’imprenditore di tutti i tempi, il magnate della pornografia, può decidere chi sale e chi scende dalla giostra.
Ve l’avevo detto che questo palazzo è strano. Ma forse ora, più che strano, vi direi unico nel suo genere. Mai avrei pensato di finire in un luogo simile, non tanto perchè si tratta di una casa di produzione pornografica, ma per la particolarità dei personaggi che la popolano e della struttura del grattacielo. Ciascuno di loro ha un posto – o più precisamente piano – esatto dove stare, dettato dalla posizione che ricopre all’interno del palazzo stesso. E, come in ogni società, c’è chi comanda, chi è nel mezzo e chi subisce. Qui, in più, c’è Claude, “il miglior regista di pellicole per adulti del mondo”, ma non perchè sia tecnicamente il più bravo, bensì perchè concepisce i propri lavori come fossero opere d’arte, per sensibilità più elevate, non ferme all’atto carnale di per sè. Ha un progetto speciale tra le mani, in attesa di essere portato alla luce: un “porno totale”, lo ha chiamato, il culmine di tutta la sua carriera – o meglio ero rimasta che ce l’aveva, prima che iniziassero i problemi.
Credo che parte dei guai siano nati con l’arrivo di una donna, presentatasi come possibile attrice. Deve essere stato un duro colpo, per Claude, dover assistere al provino della sorella. Eh sì, proprio lei, che porta lo stesso nome del fratello regista. Si è scusata dicendo che è da tempo che voleva prendere questa strada, lo trova divertente. Non la giudico, però sono convinta che non conosca suo fratello così bene. Certo è che, in comune, hanno una forte ambizione, chi per un motivo e chi per l’altro. Dal momento della sua entrata in scena, sono iniziati gli scontri, i sotterfugi, i ricatti; parole non dette e parole che colpiscono le passioni più segrete; un turbine di eventi a catena che ha portato l’intero palazzo sull’orlo della rovina. E insieme a lui, l’orrendo Frank Spiegelmann, il “grande fratello” che si credeva imbattibile.

Vi sto raccontando tutto questo, ma non vi ho ancora detto una cosa fondamentale: questa è la storia raccontata nel nuovo libro di Francesco D’Isa – di cui già avevo apprezzato l’oniricità e la finezza di Anna. Storia di un palindromo – intitolato Ultimo piano (o porno totale).

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Posso dire che, dopo aver terminato questo libro, ho ripensato alla questione della carriera, dell’arte, della passione e ho potuto carpire degli spunti interessanti su cui riflettere per il mio futuro, al di là del genere erotico di questo libro. Trovo molto intrigante il fatto di aver narrato la storia attraverso gli occhi del magnaccia della questione. D’Isa è riuscito a trattare un argomento così “delicato” – non so nemmeno come definirlo, perchè ormai è caduto qualsiasi tabù sull’argomento – con la sua caratteristica attenzione minuziosa al dettaglio che rende il tutto più fine.


Quando non ne potrete più della PIOGGIA…

Pensavo di chiudere.

Il blog, intendo.
Perchè mi dà veramente fastidio il fatto di non riuscire a scriverci così spesso. Medito sulla strada che ho intrapreso da qualche mese e mi rendo conto di avere tante, troppe cose in gioco. Sono ad un passo dal futuro, ma mi accorgo di avere ancora un sacco di lavoro da fare, prima. E allora faccio, penso, rifaccio, ripenso, corro, inciampo, mi fermo, riparto.

Pensavo “visto che ogni giorno dovrò farmi qualche oretta di treno, potrò sfruttare il tempo per leggere di più!”.

E invece hai brief su cui lavorare, progetti da consolidare, grafiche da sistemare, idee da segnare “perchè non si sa mai che tornino buone”. La mente vaga, si perde nel paesaggio, poi si immerge nel MacBook e vi ci resta, in apnea, fino alla fine della corsa. Si torna a casa con tanto materiale da smanettare, e nessun argomento da postare sul blog.

Quindi pensavo di chiuderlo.

E’ che non mi piace lasciare le cose in stand-by.
Lasciare che questo blog si perda nei meandri algoritmici di un sistema freddo e calcolatore. Lasciarlo alla deriva, vederlo diventare un puntino lontano, guardarlo scomparire oltre la linea dell’orizzonte.
Come avrei potuto uccidere così parte della mia immaginazione?

Poi noto dalle statistiche che non va poi così male, nonostante la mia mancanza di aggiornamenti. Che molti articoli sono letti e riletti. Che vengono lasciati commenti. Che approvano. Che condividono.
E allora mi rincuoro.

Smettiamola di farci problemi e continuiamo a scrivere, anche se sarà più raramente. Rispondiamo ai commenti e ringraziamo chi ci segue. Chiediamo consigli, perchè no. Iniziamo a pensare a come coinvolgere maggiormente i lettori. Cambiamo grafica, anche se bisogna lavorarci ancora perchè non convince completamente. Qui non si chiude, qui non è ancora finita! E vattelapesca!

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Pensavo anche che questa continua pioggia stava rovinando i miei piano primaverili. Pensavo di averne abbastanza e che a breve i miei nervi sarebbero saltati. Sono arrivata addirittura ad odiarla. Non trovavo rimedio al senso di noia che mi infliggeva. Poi ho letto un libro, tra uno scroscio e l’altro. Un libro che parla di un amore che ritorna in un giorno di pioggia. Un amore che era stato perduto per sempre, portato via da una triste morte. Cosa succederebbe se tornasse? Se ci fosse concessa una seconda possibilità?

“Terribilmente reale per essere un fantasma, aveva lineamenti netti e per
di più aveva un buon profumo.
Quel profumo familiare dei suoi capelli.
Non esiste niente di paragonabile, quindi non posso che chiamarlo quel profumo.
Era come se si rivolgesse a me ed emanasse, senza proferirle, segrete parole.
Parole uniche al mondo.
Parole che sentivo, di nuovo, adesso.”

Un libro grazie al quale ho potuto credere, seppure per un attimo, che anche mia madre sarebbe potuta tornare indietro, qui, sulla terra. Che anche lei avrebbe potuto lasciare Archivio per raggiungermi di nuovo a casa, quando sarebbe caduta la pioggia…

“Le persone, quando muoiono, vanno lì. Quest’altro pianeta si chiama Archivio.
«Acrivio?» chiese Yuji.
No. Archivio. «Acrivio?»
Archivio. Pianeta Archivio.
«A-cr-i…» disse, e dopo averci pensato un po’ aggiunse: «… vio?»
Oh, insomma, basta. Amen.
Somiglia a un’enorme biblioteca: è silenziosissimo, pulito e ordinato.
Insomma, è enorme ed è attraversato da un corridoio lunghissimo, infinito.
È lì che, in pace, vivono le persone che hanno lasciato la Terra.
Direi che… è come se fosse il profondo del nostro cuore.”

taku


∫ Ed è così che ho smesso di odiare la pioggia ∞

Ho letto un libro ILLEGGIBILE

Il bello è che, per capire il perchè sia illeggibile, dovete leggerlo.

Ho letto molte critiche in merito a questo libro, ma io ho voluto comunque raccogliere la sfida. Non perchè io voglia per forza salvare la sua reputazione – anche perchè non so neppure se consigliarlo (o meglio, non so a chi consigliarlo). Eppure io dico che un tentativo per leggerlo bisognerebbe farlo. Perchè sotto il suo surrealismo contorto, ci sta una metafora bellissima, forse nemmeno troppo complicata.

Tutti i protagonisti – le cui vite si incastrano in un susseguirsi di coincidenze – sono alla ricerca di una spiegazione circa la loro precaria esistenza: “una donna stregata dal potere dell’inchiostro, un libraio ossessionato dal tradimento della moglie, un matematico reso folle dalla perdita del figlio, un editore che non ha mai letto un libro per intero e uno scrittore frustrato”. Vogliono il Motivo, lo esigono, lo bramano.

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Ecco, il libro è Inchiostro di Fernando Trias De Bes. Quasi dimenticavo di dirvelo. 

E’ scorrevole, scritto con una maestria che non nego, non troppo lento, incalzante in molti punti. Le storie si intrecciano, si scontrano. Un cerchio vorticoso che si chiude con un finale da interpretare.

LEI

IL LIBRAIO

L’AUTORE

LO STAMPATORE

IL CORRETTORE DI BOZZE

L’EDITORE

LEI

Tutti rincorrono il desiderio di scrivere il Libro che risolverà qualsiasi problema. Ma il focus non sta in cosa ci sarà scritto (“Come vede siamo circondati da delle frasi, duemila per l’esattezza.Le ho selezionate, una a una, nell’arco di cinque anni. E poi le ho appese qui, dietro di me, alle sue spalle, su tutte le pareti della casa… mi ci è voluto del tempo, ma ora sono finalmente nell’ordine giusto […] sono il risultato di una ricerca scientifica. Corrispondono ad un algoritmo segreto, a una soluzione”), bensì in come sarà scritto (“Non è importante il colore, Il libro deve poter essere letto ma non conservato […] dopo la lettura, il libro dovrà cessare di esistere, non dovrà restarne traccia”). L’inchiostro deve essere speciale, deve poter essere all’altezza del contenuto, anzi elevarlo. E’ così che partono le ricerche alla scoperta del liquido migliore da cui intingervi le Parole effimere, finchè: “non c’è alcun dubbio, possiamo smettere di cercare: questo è il motivo ultimo, la ragione di ogni cosa…”; avevano trovato l’Inchiostro Effimero. Quale sia questo inchiostro, lo lascio scoprire a voi.

Quello che mi preme sottolineare è che questa storia, al di là delle stramberie compiute dai personaggi, vuole essere un chiaro rimando al senso stesso della Letteratura, al suo potere di rinsavirci, consolarci, rallegrarci, alleviare i nostri dolori, sconfiggere i nostri turbamenti, superare le paure. Un tributo a chi riesce a trovare le Risposte nel suo inchiostro divino. 


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A chi è MESSAGGERO per #ioleggoperchè e, come me, sarà presente a questo incontro a Milano, batta un colpo, che magari ci si ritrova 🙂

Buon weekend e buone letture!


L’esperimento sociologico di ALESSANDRO MONTANELLI: dal Long Island agli aforismi

E’ venerdì sera, la sera del Long Island.Corretto Jack”, però.

Avreste mai pensato di metaforizzare la vita attraverso la composizione di un cocktail? Ma soprattutto, non un cocktail qualsiasi, bensì proprio il Long Island Iced Tea, che “non perdona: o le dosi sono perfettamente azzeccate o tutto salta. Proprio come accade nella vita: o le varie componenti, le varie esperienze si incastrano tutte perfettamente o non se ne ricava che un’esistenza qualunque”.
Ma Simona, ti sei data al Bartending? Non esattamente. Sebbene trovi questa professione molto affascinante, non fa parte dei miei sogni nel cassetto. Sto semplicemente riportando una teoria che, nonostante il mio scetticismo iniziale, mi ha convinta man mano che procedevo nella lettura di Perfetti da soli, completi insieme di Alessandro Montanelli.

perfetti

“E il Jack? Quello era la variante di Giulio – il protagonista – per garantire il giusto spazio al sapore dolceamaro che la sua vita aveva sempre avuto…”. Il gusto amaro della vita, lo chiama Montanelli durante la prima presentazione del libro a cui ho partecipato – avvenuta il 12 Marzo presso il “Panoramic Restaurant” PIPER a Verona – curiosa di scoprire da dove è nata una storia così particolare, un romanzo che parla della contemporaneità con una sincerità non troppo discreta.
Il target si riferisce alla generazione dei trentenni, è vero, ma io che ne ho 22 posso inserirmi nel contesto del libro senza troppi problemi; basta guardarmi intorno per verificare visivamente ciò che viene descritto nel libro. Ambientazione: la vita notturna. “Volevo giocare con i pregiudizi,” afferma lo scrittore, “raccontare questo mondo in modo originale, sfatando i miti“. Perchè lui, Alessandro Montanelli, questo mondo lo conosce perfettamente. Lo indaga, lo analizza, lo mette in discussione, lo provoca, e cerca di viverlo al massimo attraverso il suo personaggio principale, Giulio. Perfetto da solo, ma non effettivamente completo senza la musica, gli amori, le amicizie.

Siamo come tante gocce su un vetro
in un giorno di pioggia:
alcune stanno ferme fino alla fine,
altre di stare ferme non ci pensano neppure,
ne incontrano altre,
fanno una parte di percorso assieme,
si sfiorano, si toccano,
con percorsi casuali che non puoi capire
dove porteranno
– Chateaubriand

Ah sì, Chateaubriand, lo scrittore francese vissuto tra il Settecento e l’Ottocento che…
Vi fermo subito. Queste non sono parole nate dalla sua mente. No, questa poesia fa parte dell'”esperimento sociologico” che Montanelli ha portato avanti per parecchi mesi, attraverso i social network: “ho creato degli aforismi spacciandoli per opere di autori famosi. Il progetto iniziale era quello di pubblicare una raccolta di frasi su svariati temi, ma poi ho deciso di scrivere una storia”. E così, ecco Perfetti da soli, completi insieme. Ma perchè questo stratagemma? Ce lo spiega attraverso le parole di Giulio: avrebbe inventato delle frasi da spacciare per citazioni, non per sfottere la gente, ma per dimostrare che chiunque può scrivere aforismi che meritino di essere diffusi e condivisi da tutti, perchè ognuno è in grado di provare emozioni e sentimenti elevati […] era l’autocritica di Giulio, che si era calato completamente nell’esperimento, come se fosse l’unico modo per assimilare nel profondo una lezione che altrimenti avrebbe dimenticato. Così, raccogliendo like e commenti, Alessandro/Giulio alias Chateaubriand/Canenero/Andrew Marshall/Martin Loebster/J.Ward Moorehouse, ha cercato di “trovare un filo logico” nelle cose di tutti i giorni, di “portare le persone a riflettere un pò, di toccare loro il cuore, magari anche di infastidirle” attraverso delle ovvietà che, una volta sbattute in faccia, fanno più male di un pugno diretto. 
Questo, a parer mio, è il punto forte del libro di Montanelli. Al di là dei temi che fioriscono dalle sue pagine, al di là della ricerca dell’amore, al di là dell’ambiente della discoteca, al di là dello spritz, al di là della tragedia della morte, mi ha catturato questo suo indagare oltre la superficie, questo suo presentare il bianco e il nero di ogni situazione, questa sua voglia di riscattare un mondo che è eccessivamente pieno di pregiudizi.

Mi azzardo ad asserire, quindi, che Alessandro Montanelli è, prima che uno scrittore, un osservatore del mondo.

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Ne approfitto anche per informarvi che è partito il —> TOUR <— del libro: giovedì 16 Aprile l’autore sarà a Roma presso il N’importe Quoi Libreria caffè. 

E un’altra chicca: ANTICIPAZIONE del prossimo libro! I protagonisti saranno una ballerina e un cantante alle prese con il mondo dello spettacolo.
Sogni, ambizioni, passione.


E faccio i complimenti a:

Elisa Marai: Make-Up E Style
Hawk Studio: Photo

per la realizzazione della copertina!

Great job! 🙂


@ilviaggiodiunkobo

E’ arrivato. Appena aperto, l’ho appoggiato sulla Scrivania e mi sono fermata a guardarlo per un attimo. Che fare? Come devo comportarmi? Come lo tratto?
Manco fosse qualcosa arrivato da chissà quale universo parallelo.
Ma per me non è un passaggio scontato. Questo piccolo cosino non potrà crearmi così tanti problemi, suvvia. Però c’è una “questione morale” in ballo, quella mia promessa di continuare a leggere libri cartacei nonostante gli sviluppi tecnologici. E ora lui – regalatomi con affetto – è qui e devo decidere cosa farne.

No, una conversione totale proprio no. Io, a questi libri dalle copertine rigide e colorate che mi osservano dai loro ripiani, ci sono affezionata. Hanno visto il nuovo arrivato e lo hanno squadrato, più per curiosità che per diffidenza. Non credo se la siano presa, sanno quanto tempo ho dedicato loro e quanto tempo mi dedicherò ancora alle loro pagine. Non sono loro il problema, sono io. Mi ci devo abituare, ecco. Ma non potrà mai sostituire la mia passione verso tutto ciò che posso sfogliare con le dita, accarezzando la leggera carta madida di emozioni. Sarà un mio piccolo “svago tecnologico”, in cui il mezzo di lettura passerà in seconda battuta rispetto ai racconti che vi troverò all’interno.

Infondo, un libro è sempre un libro. 

Accettato questo, do il benvenuto al mio Kobo Aura.

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E mentre inizio a deliziarmi di queste scoperte digitali, ecco che mi arriva l’idea. Un’idea che nasce, tra l’altro, dall’unione di due realtà alle quali ho sempre preferito restare un poco distante: la prima, appunto, il mondo degli eReader, e l’altra, l’universo di Instagram. Per ragioni complicate da spiegare in poche righe, non ho mai aperto un profilo su questo social. Non lo vedevo di buon occhio. Capirete come, da studentessa di Fotografia, lo trovassi un veicolo pericoloso per la mia “professione” (che io, ora, abbia cambiato leggermente il mio futuro professionale poco importa in questo momento). Ma dopo la discussione della Tesi, credo di aver superato anche questo paletto.
Dunque, due realtà a me sconosciute che ora cerco di rivelare. E l’evento di #ioleggoperchè mi sta dando la possibilità di sfidare questi miei preconcetti e di mettere alla prova il mio – ce l’ho?? – spirito d’adattamento. Così apro un profilo e lo chiamo @ilviaggiodiunkobo. Tutto il resto verrà da sè. Per ora, gli aggiornamenti finiscono qui! (E se vi va, seguitemi! Come vedrete, non ho seguaci, ma pian piano chissà, anche con il vostro aiuto….).

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Buone letture!

Arrivi e partenze.

Ho sempre amato scrivere.
Pronunciare questa frase ormai non mi crea più disagio. Devo però specificare: ho “quasi sempre” amato scrivere, nel senso che c’è stato un periodo della mia vita in cui ho smesso di farlo. E’ stato quando ho preso in mano la macchina fotografica ed ho iniziato così a dedicarmi alla fotografia.
Non voglio romanzare la mia vita, spiegare quali sono stati i motivi affettivi che hanno condizionato tale scelta; lasciamo da parte, fin quanto mi è possibile, i sentimenti, le sensazione, le emozioni. Piuttosto voglio comprendere, ermeneuticamente parlando, cosa mi ha spinto a scegliere un certo linguaggio di comunicazione rispetto ad un altro. Devo riuscire, cioè, a interpretare il significato di questa mia predisposizione, momentanea, allo scatto fotografico.
Dico momentanea non a caso: proprio in questo momento, infatti, sto nuovamente tornando sui miei passi originari, ritrovandomi ora più distaccata nei confronti della fotografia. E’ tornato il bisogno di scrivere. Voglio dimostrare che non è una mia confusione mentale quella di passare da un sistema di linguaggio ad un altro, ma una semplice necessità di comunicare, indipendentemente dal mezzo (medium?) utilizzato. […]

Ho bisogno della fotografia per esprimermi, quanto ho bisogno della scrittura per comprendermi. Perchè, quindi, non cercare, con tutti i miei sforzi, di creare una totale sinergia tra la parola e l’immagine? Perchè non trovare un giusto compromesso tra questi mezzi che, a parer mio, hanno una potenza espressiva di eguale intensità? Gli studi letterari sono stati costretti a concludere che il mondo-come-testo è stato sostituito dal mondo-come-immagine; queste immagini-mondo non possono essere esclusivamente visive, ma il visuale infrange e mette in discussione ogni tentativo di definire la cultura in termini esclusivamente linguistici. Io vorrei proporre una visione del mondo in cui l’immagine come testo sia l’equivalente del testo come immagine, e dove, quindi, l’immaginazione trovi la sua realizzazione più concreta sia nella parola che nella fotografia, di pari passo.

E così, anche il “grande passo” della Laurea è stato fatto. La mia tesi – Quel che resta dell’immagine – iniziava proprio con quel “ho sempre amato scrivere” che chissà cosa c’entrava con il triennio di Fotografia all’Accademia di Belle Arti. Eppure ha funzionato, ed ora mi ritrovo con un 110/lode da sistemare graziosamente sulla mia Scrivania. Un traguardo, un arrivo. Disfo il bagaglio e ripongo i miei anni accademici in cassetti ben ordinati. Ci resteranno per l’eternità.

Ma è già tempo di ripartire. Un’altra valigia è pronta, più ambiziosa lei di me. Ed io sono pronta? Sarò all’altezza? Troverò quello che cerco? Aspettative? Tante, tantissime. Dovrò affrontare un anno intenso, di quelli che dovrebbero “costruire il mio futuro”. Lavorativamente parlando. Un pizzico in più di lontananza da casa, un ambiente nuovo, menti diverse, personalità di tutti i tipi. E progetti progetti progetti. Fare, disfare, creare, smontare, costruire, riprogrammare. Matita, penna, tavoletta grafica, storie, personaggi. Parole e immagini. E’ il momento di concretizzare quanto ho espresso nella tesi, qui e ora. Salgo sul treno e parto.


Anche la Scrivania riparte, carica di nuove responsabilità. Le energie non mancano, forse mancherà un pò il tempo per tenerla sempre aggiornata, ma non molla. E’ estremamente fiera dell’impegno che si è presa con l’iniziativa #ioleggoperchè ed è felice di annunciare che sarà una Messaggera della Giornata Mondiale del Libro (23 Aprile).

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In che modo?

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A breve i primi aggiornamenti 🙂


// PAUSA //

Sì, la Scrivania è momentaneamente in pausa.
Riaprirà dopo l’avvenuta discussione della mia tesi di Laurea.


A presto, promesso!

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